Decreto lavoro primo maggio, incentivi 2.0 per giovani, donne, zes e salario giusto
Decreto lavoro primo maggio: tutte le misure approvate
Il Decreto lavoro Primo Maggio, approvato il 28 aprile 2026, introduce misure per incentivare l’occupazione e garantire trattamenti retributivi corretti, stanziando quasi 1 miliardo di euro per incentivi occupazionali. Gli incentivi sono riservati ai datori di lavoro che applicano il “salario giusto”, ossia il trattamento economico complessivo previsto dai contratti collettivi nazionali più rappresentativi.
Principali misure:
- Incentivi solo a chi applica il salario giusto, verificato tramite contratto collettivo, livello di inquadramento e trattamento economico.
- Bonus donne 2.0: esonero contributivo del 100% fino a 650 euro mensili (800 euro nelle regioni Zes) per assunzioni a tempo indeterminato di donne prive di impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi, o da almeno 12 mesi se appartenenti a categorie svantaggiate.
- Bonus giovani 2.0: esonero contributivo del 100% fino a 500 euro mensili (650 euro nelle aree Zes) per assunzioni a tempo indeterminato di lavoratori under 35 privi di impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi, o da almeno 12 mesi se appartenenti a categorie svantaggiate.
- Bonus Zes 2.0: esonero contributivo integrale fino a 650 euro mensili per assunzioni a tempo indeterminato di lavoratori con almeno 35 anni, disoccupati da almeno 24 mesi, nelle microimprese (fino a 10 dipendenti) localizzate nelle regioni agevolate.
- Incentivo alla stabilizzazione dei contratti brevi: sgravio contributivo fino a 500 euro mensili per la trasformazione di contratti a termine in rapporti a tempo indeterminato.
Requisiti per l’accesso agli incentivi
- Incremento occupazionale netto.
- Assenza di licenziamenti nei 6 mesi precedenti nella stessa unità produttiva.
- Applicazione del salario giusto.
Il decreto richiede una gestione preventiva e accurata dell’agevolazione, con verifica del contratto collettivo, trattamento economico, età, stato di disoccupazione, appartenenza a categorie svantaggiate, sede produttiva, incremento occupazionale, assenza di licenziamenti e limiti di spesa.
Le modalità operative dovranno essere definite con un successivo decreto dal Dipartimento delle Politiche per la Famiglia, Ministero del Lavoro e Ministero dell’Economia. La misura va considerata quindi approvata nel quadro del decreto, ma non ancora immediatamente gestibile senza il provvedimento attuativo.




